domenica 17 marzo 2013

Non ci si può distrarre un attimo...

Oh, non ci si può distrarre un attimo che succede un casino. Il governo tecnico si dimette, il Papa si dimette, un altro Papa viene eletto ma un altro governo ancora no. I vecchi politici hanno preso una sculacciata clamorosa, alcuni sono proprio spariti dalle aule del parlamento. E poi c'è un casino tra chi non vuole accordi con nessuno e chi ne vorrebbe troppi ma non gli riesce. E intanto anche il Presidente della Repubblica sta per scadere. Ma il nuovo governo ancora non c'è. Insomma, basta che uno si giri un attimo dall'altra parte negli ultimi mesi e questo Paese non si riconosce più. L'unica cosa che si riconosce ancora è la crisi. In tutti i sensi, una delle poche certezze. Per il resto non ci resta che sperare. E come ha concluso Papa Francesco oggi il suo primo Angelus: buona domenica e buon pranzo!

venerdì 19 ottobre 2012

Chi ci salverà?

Cambiare, rottamare, ricominciare. Queste le parole che ricorrono di più in questo periodo. Ma ripartire come? In televisione già tutti si interrogano e propongono soluzioni e ricette. Ma ci vuole tanto a capire che abbiamo bisogno di due cose molto, molto semplici? Queste due cose si chiamano onestà e sviluppo. Il posto in parlamento non è un contratto a tempo indeterminato, specialmente per gli oltre cento indagati che invece dovrebbero essere onorevoli di nome e di fatto. Molti di questi purtroppo non la pensano così. Chi lo fa presente viene guardato male e chi decide di chiudere il rapporto di lavoro sembra un martire. Questo è il paese, questi siamo noi. Italiani. Ci scandalizziamo e poi dimentichiamo. Memoria breve e selettiva. Ci sono morti che camminano ovunque e la serie televisiva arrivata alla terza stagione è un'ottima metafora di questo stato di cose. Cosa fare allora? Cercare di trovare una via per la salvezza, proprio come Rick e gli altri protagonisti della serie.

mercoledì 21 marzo 2012

Sembra un secolo

Sembra passato un secolo, ma in otto mesi sono cambiate un sacco di cose, sono cambiate le nostre vite.
Silvio è sparito, politicamente, abbiamo imparato a conoscere la parola Spread, abbiamo continuato ad approfondire la parola CRISI in tutte le sue forme, abbiamo SuperMario che ci ha restituito credibilità ma, tasse a parte, non ci ha ancora fornito la ricetta per la crescita. Scusate se è poco!
Aspettiamo e speriamo.
Anche perché mi sa che non si può fare altrimenti.

domenica 10 luglio 2011

Premio Strega 2011

«Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore della tessitura non si ferma mai, ed è il canto più antico della nostra città, e ai bambini pratesi fa da ninnananna.»
Ha stracciato tutti, è stato chiamato sul palco come vincitore ancora prima che finisse lo scrutinio, tanto che il presidente della giuria, Antonio Pennacchi (premio Strega dello scorso anno con Canale Mussolini) ha detto "ahò, devo ancora dire chi ha vinto" e poi ha abbracciato Nesi, ufficializzando la vittoria.
Storia della mia gente, un libro dedicato agli imprenditori pratesi e a Prato che, come ha scandito Nesi, è una città me-ra-vi-glio-sa.
Un libro tra saggio e romanzo, tra autobiografia e racconto, quello di Nesi - che era arrivato già finalista con L'età dell'oro - che ha conquistato tutti.
Bravo Edoardo, che ha vinto con un libro su Prato, ma che è anche un libro sull'illusione di una generazione, sulla sua vita di imprenditore e scrittore, sui sogni della "sua gente", e anche sui cinesi, quelli di Prato, ma soprattutto quelli di là in Cina, che hanno compromesso la nostra economia.
Un racconto di pancia, che tocca il massimo nel capitolo l'incubo, nella lettera scritta al giornale e nel momento in cui per piazza Mercatale si srotola lo striscione con la scritta "Prato non deve chiudere" e lui, per la prima volta in una manifestazione in mezzo a tanta gente, tocca anche la bandiera per sentire che tessuto è. E poi le ultime righe, non si sa dove stiamo andando, ma di certo non stiamo fermi.
Complimenti e auguri Edoardo

venerdì 11 marzo 2011

La fine della Supercazzola

Per chi ancora non lo sapesse: la FilMauro di Aurelio De Laurentiis sta per mandare in centinaia di sale un cinepanettone primavera-estate di Neri Parenti, il regista dei Natale di qua Natale di là, ma anche degli ultimi Fantozzi, quelli che profanarono i primi due diretti da Luciano Salce. Al posto del leggendario quinquetto Tognazzi-Moschin-Noiret-Celi-Del Prete (poi sostituito da Montagnani), hanno reclutato Christian De Sica, Massimo Ghini, Michele Placido, Giorgio Panariello e Paolo Hendel.
Il film originale nacque da un’idea, quella sì geniale, di Pietro Germi, che fece in tempo a concepirla ma non a realizzarla perché morì. Così i primi due film li diresse Mario Monicelli, che poi si fermò lì: l’atto terzo – molto meno memorabile – fu affidato al pur grande Nanni Loy. Monicelli, l’anno scorso, ha fatto in tempo a commentare la trovata malsana del sequel-prequel con queste definitive parole: “Avevano tentato di farmi collaborare al film, ma ho deciso di rimanerne fuori, hanno ragione quelli di Facebook”. Gli sarebbe piaciuta la battuta al vetriolo lasciata sulla pagina facebook da un fan: “Alla sola idea del prequel, Monicelli si è suicidato”.
A memoria d’uomo, l’unico remake della commedia all’italiana che ha eguagliato, anzi superato il modello, è il “Conte Max” con Alberto Sordi al posto di De Sica (Vittorio, naturalmente). Poi, purtroppo, venne quello di De Sica (Christian), anche se nessuno fortunatamente lo ricorda. Basta vedere uno dei trailer del nuovo “Amici miei” per sapere che anche stavolta finirà così. Vi si parla di un gruppo di amici che si danno al “cazzeggio” per vincere la noia. Ma “Amici miei”, quello vero, non è mai cazzeggio: è un cocktail unico di riso amaro, cattiveria allo stato puro, complicità velenosa, satira, invettiva, cinismo, moccolo, invenzione, genialità, godimento, carnalità, spensieratezza, popolo. In una parola: poesia. E’ un impasto di Monicelli e Tognazzi, e morta lì.
da un articolo di Marco Travaglio, sul sito del Fatto Quotidiano di oggi

mercoledì 9 febbraio 2011

L'indignatino

Ditemi che era un nano con la faccia da bambino.
Vi prego, confermatemelo, perché non ci credo, non poteva essere davvero un ragazzino di 13 anni, quello che ha parlato l'altro giorno al Palasharp di Milano, mandando in delirio il palazzetto e, peraltro (anche se non è molto difficile), riuscendo ad essere più convincente di Bersani.
Sentite qua cosa ha detto il cinquantenne camuffato da adolescente:

“quello che sta accadendo mi sollecita a fare numerose domande...
Perché della scuola pubblica ci si occupa solo per tagliare i costi? Perché i modelli dominanti che vengono proposti a noi giovani sono quelli dei consumi e dei soldi? Perché le mafie sono ancora così potenti nel nostro Paese e non si fa niente per combatterle?
Ci sono molte domande senza risposta ma ciò che spero è che con un nuovo governo ci saranno meno domande e più risposte...”. E batteva pure i pugnetti sul leggio.


Dei miei giorni da tredicenne ho qualche ricordo un po' diverso. Si parlava di partite di pallone, corse in bici in attesa del motorino, di ragazzine della classe accanto e di prime scoperte dall'impensabile tasso erotico.

Se mia figlia mi parla a 13 anni di "modelli dominanti" o è già un nobel o mi butto dalla finestra.